C’ho la malattia

Non ve la prendete se qualche volta son così così quando mi incontrate per strada o mi chiamate e non rispondo, o mi scrivete e io non so che dire, non ve la prendete, c’ho la malattia.

E’ una malattia che mi sono diagnosticata tempo fa, ma non tanto, più in qua, da poco.

A volte inizia la notte, altre la mattina, poi prosegue come il maestrale per 3 giorni o per 6 o chi sa per quanto ancora mi chiedo io, ma voi, che c’entrate voi, niente, e io me ne dispiaccio, andava detto, insomma c’ho la malattia.

Inizio col non riuscire più a infilarmi le mani tra i capelli, poi proseguo col passare davanti a uno specchio e bloccarmi di scatto stupita di essere io “quindi sei ancora qui”, e io lo so che quella è lei, la malattia. Allora tento un dribbling “lasciami stare non vedi che devo stendere!” ma niente, è gelosa. Mi segue, io stendo facendo finta di niente e lei subdola mi dice

“voglio la mortadella”

“mortadella non ce n’è”

“ vai e comprala”

“No”

“Si”

“No”

“Allora voglio la parmigiana”

“Le melanzane solo d’estate, non è stagione, cretina”

“Niente parmigiana niente socialità”

“Vai a cagare vai”

Si offende per un po’, quel tanto che basta per farmi credere che se ne sia andata, invece no, perché c’ho la malattia e adesso sta nel letto tronfia come una regina, con i miei libri sparpagliati che sottolinea parole a caso.

“Smettila, me li rovini”

“Tanto a te non servono, hai le vene, la pancia, le tette, la cellulite”

e io ci casco “La cellulite non ce l’ho, bugiarda”

“ Ah ah ah sporcacciona”

“Vattene”

“No”

“Allora esco io”.

E me ne vado in giro, e quando sono in giro penso che tutti hanno le vene, e dentro le vene il sangue, e questo sangue pieno di ossigeno fa muovere tutte, e questo muovere tutte fa parlare tutte, e questo far parlare mi fa schifo e rientro a casa che c’ho la malattia e pure io ho le vene e il sangue e mi muovo e parlo.

A casa però c’è lei, ancora nel letto che mi guarda sorniona con le poppe di fuori e lunghe collane di perle che si passa tra le labbra, languida

“Sei tornata finalmente”

“…”

“Non parli? Sei offesa? Ma dai che io ti voglio bene, ci guardiamo un telefilm?”

“Si, cosa vuoi vedere?”

“mmm non so, tutto!”

“Va bene, tutto, però poi dormiamo?”

“Ma che cazzo dormire, non sai fare altro che dormire, facciamo qualcosa di bello insieme”.

Così lei guarda i telefilm e io la spio, si massaggia la pancia, si tocca le tette e ride, si diverte la stronzetta, e nella foga del suo esistere mi lancia borotalco tra i capelli e io non riesco più a pettinarmi e quelli diventano secchi secchi che nemmeno l’olio d’ oliva a barilate e niente da fare quando c’ho la malattia i capelli son così, di merda.

Poi io mi addormento e lei mi sveglia inviperita e sadica

“Alzati, non stare a letto”

“Ma sono le 5”

“Embè, io voglio divertirmi, mangiamo?”

“No”

“ Allora fumiamo, dai”

“Ok mangiamo e fumiamo”

E io non riesco a dirle di no, la assecondo, vai di mortadella, fritti, dolci, nottate in bianco, lusinghe, sadismi, ossessioni, provocazioni, inibizioni, deviazioni, depressioni, fughe, ritorni, volare, lanciare, scansare, ostacolare. Fino a quando sazia e stanca se ne va

“Te ne vai?”

“Oh si dai me ne vado a casa mia, sei triste?”

“Si molto, mi dispiace sai”

“Che carina che sei, grazie ma ora vado”

“Va bene, salutami tutte”

“Tutte chi?”

“E che ne so, amiche tue, la famiglia, non so, per gentilezza”.

E la Malattia se ne va, e con lei l’idea delle vene, dei capelli crespi, delle nottate in bianco.

Così è. C’ho la malattia io.

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