La cimicetta del pioppo

– Mi dica signorina se dal taschino della sua camicetta è saltata fuori per caso una cimicetta.

– Cosa? Chi? No, nessuna, perché?

– Su, non faccia la splendida, e ci dica subito dove l’ha messa.

– Io non so, davvero, non so.

– S’è persa da un po’ e abbiamo ragione di credere si trovi nella sua camicetta.

– Ma davvero, non so, lo giuro, non so.

– L’altro ieri era a Toronto, ieri a Macondo, oggi nel taschino della sua camicetta.

– Davvero? E perché?

– Perché e perché, quante domande signorina, sarebbe molto più semplice se aprisse il taschino e rendesse quel che non è suo.

– Se non è mio non è nemmeno suo o vostro. Il taschino è mio e il tacchino vostro?

– Non faccia la cretina, ci renda la cimicetta, signorina!

– Moderi l’astio, non sono in vena.

– Ma quale astio, qui stiamo solo cercando una cimicetta.

– Ecco appunto, glielo ho già detto, non c’è nessuna cimicetta.

– Va bene, signorina, ricominciamo. Abbiamo tempo da perdere, sa! Come le abbiamo già detto, siamo sulle tracce di una cimicetta scampata al naufragio del battello Fluido Colossale nelle acqua del Mississipi.

– Non lo avete mai detto prima d’ ora.

– Va bene, che importanza ha. Segua la storia. Dicevamo, questa lasciva cimicetta se ne andava a zonzo per di qua e per di là, sempre allegra, mai che la sfiorasse, che so, una punta di rammarico, un po’ di malinconia, qualche breve rimpianto. Dicevamo, se ne andava a zonzo tutta lasciva, con un’arpa più grande di lei, se lo appunti: CON UN ARPA PIU’GRANDE DI LEI, se ne andava a raccontare alle signore delle sporcaccionissime diatribe sul bene e sul male, nel bene e nel male se ne andava tutta lasciva e a zonzo per di qua e per di là.

Bene, un giorno qualunque il bene prevalse sul male e il giorno dopo il giorno qualunque, esso stesso qualunque, il male prevalse sul bene. Ma in quel momento il battello si inarcò, sospirò e si gettò con uno slancio marino a capofitto nel fiume. E così siamo rimasti, così siamo.

Ora se non le dispiace ci renda la cimicetta che abbiamo ragione di credere sia approdata nel taschino della sua camicetta. Va meglio così? Ma che fa, piange?

– Oh santo cielo, si. Come si chiama la vostra eroica cimicetta?

– Ma che gliene frega, signorina, su su prenda questo fazzoletto. Va meglio?

– Un pochino…non capisco signore perché sia toccato proprio a voi raccontare questa storia, non la rattrista?

– E perché dovrebbe, mica è morta!

– Ah si ha ragione.

– Allora cara la nostra signorina, ora potrebbe gentilmente controllare nel taschino?

La signorina, in un moto di compassione non ancora chiaro se per la cimicetta o per quell’altro o quegli altri, ruppe l’ostilità e infilò la mano nel taschino. Frugò quel tanto che bastò a farle percepire sui polpastrelli della mano destra una pelosa cimicetta. Questa poi! Pensò la signorina, ma in quello stesso istante la cimicetta esclamò: “C’è più latte versato nel ventre di una donna adulta o nel culo di un vecchio fattore? Nel culo di un vecchio fattore”

Così:

La signorina divenne signora.

La cimicetta inciampò nell’asola e precipitando nel buio di una scarpa si perse nuovamente, forse in Nicaragua.

I signori, o il signore, che la cercavano, nell’atto di afferrarla caddero in ginocchio e urlarono “santa maria povero pioppo!!!”

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