Il Tarlo Vespa del pioppo

Non so da quanto tempo sono rinchiuso qui, o potrei dire sono rinchiusa.

Questo anfratto di carta stagnola è la mia casa, e ora è diventata, per me, di primaria importanza.

Non esco più, ho deciso, fino a quando non avrò chiaro chi sono e chi non sono.

Ho una crisi d’identità, non di mezza età e nemmeno adolescenziale, né una crisi da quattro soldi di mancanza di valori o di ideali, né una crisi esistenziale, no, ho una crisi d’identità.

E’ successo venerdì scorso, quando in preda a un raptus mi sono arrampicata o arrampicato su per il tronco del pioppo Pasqualino, il nipote di Fernando, quel pioppo che sta all’entrata del parco. Quel maledetto pioppo, Pasqualino, è sempre stato un pioppo difficile, si insudiciava la corteccia di liquami che vattelapesca come faceva a procurarseli. Una notte si è passato sulla chioma della vernice per scarpe, così nera da sembrare un ficus di 30 anni.

E’ proprio mentre stavo a mordicchiare Pasqualino un pesante dubbio ha iniziato a screpolarmi l’animo. Chi sei tu? Ho sentito d’improvviso tra le fronde una voce ripetermi Chi sei? Ma non era Pasqualino e nemmeno il vento, Chi sei? Continuava la voce.

Ho smesso di mangiare e una vertigine mi ha fatto quasi precipitare al suolo. Chi sei? Dai vecchia spugna sono io, chi sono?

Omioddio!!! Ero io!!!

Io che parlavo, io che mi interrogavo.

Scesi dal pioppo sudato o sudata, non so. Corsi a nascondermi nella prima cosa che trovai.

Ed eccomi qui, nel mio delizioso regno di carta stagnola dove sono andata o andato a rifugiarmi due settimana fa. Sono 15 giorni che non so più chi sono.

Chi sei? Continuo a chiedermi, Chi sei, vecchio maiale? Chi sono? Chi sei lurida pantegana? Il primo giorno sono stata certa o certo di essere arrivata o arrivato alla soluzione: sono il colore fifù. Ma dopo averci pensato un po’ ho capito che non esisteva e così il secondo giorno mi sono convinto o convinta di essere un ombrello da passeggio. Ma no, non è possibile, non sono nemmeno questo. Poi è stata la volta dell’escavatore, per via della voracità, del martello pneumatico, del vassoio delle mense, del bicchiere di grappa, di un girocollo di perle, di un album di matrimonio, di una scimmia, di un aviatore, di un pachiderma zoppo, del cappello di una zia che non conosco, di un cioccolatino al rum, di un babà, una ballerina di can can, una spugna a forma di luna, una calza spaiata, un ramoscello d’ulivo, un pioppo, un bastoncino cioè un cotton fioc, un libro di ricette indiane, un diario di viaggio, un marinaio balbuziente, un sordo impiegato postale, una regina africana…

Non ce la faccio più, sono dimagrita o dimagrito 6 kg da quando mi trovo qui, lecco e rilecco quelle poche gocce di formaggio incollate alle pareti della mia nuova tana.

Ho scritto una lettera al ministero, attendo che arrivino a soccorrermi:

Egregio Signor Ministero,

Sono una o uno che ha preso dimora in un pezzo di carta stagnola

Non so più chi sono, cosa devo fare per continuare a essere quello o quella che ero?

Come posso continuare a vivere?

Vi prego di aiutarmi, son sicuro o sicura che da qualche parte nei vostri archivi si celi la mia identità.

In attesa del vostro imminente aiuto vi auguro una buona serata

Cordiali saluti,

Quella o quello che non sa più chi è.

Ah ecco, sento bussare, saranno di certo loro…

Non feci in tempo ad aprire la porta che una potente tomaia di scarpetta da tennis numero 33 prese la mia casa per un ruggente pallone e  venni spedito o spedita a velocità supersonica contro il pioppo Pasqualino.

Neanche a dirlo, quando la tana volò, tutto il parco venne avvolto da una nebbia di dubbi.

Pasqualino pianse a dirotto e a me tornò la memoria: sono un Tarlo Vespa e andate tutti a cagare.

Ebbene si, il finale di questo racconto è al passato mentre l’inizio sembrerebbe dimostrare che il soggetto viva l’accaduto al presente. Perché?

Perché…

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