Che brutto San Martino, ieri, signorina!

Domenico Buratti, pittore torinese, scriveva alla sua amata Vittoria Cocito, pittrice anche lei, il 12 novembre del 1913, questa lettera:

Che brutto San Martino, ieri, signorina!

Piogge e nebbie. San Martino arrivò che la sua dolce estate non c’era più.

Al Santo gli dolorava il cuore a non vederla. Era stanco e non voleva riposare. Dopo tanto combattere! Dopo tanto viaggiare! La cercava con gli occhi spauriti; e ne chiese ai bambini, che il giorno innanzi avevano giocato alla mite luce di lei. E’ partita dalla parte di mezzodì. Partita, partita! – dissero i fanciulli. E tesero tutti il dito verso mezzodì.

San Martino punse il bianco cavallo, ormai stanco; e il mantello rosso di lui si gonfiò d’aria: il mantello rosso a spiche di grano d’oro, l’insegna della sua dolce estate.

Ora il Santo galoppa, galoppa. E ora scorge lontano un che di giallo, e gli sembra di intravedere un lembo della veste di quella che cerca e insegue. Ed ecco colorirglisi il cuore, luccicargli sulla cima del cuore una lista di sole.

…Sono le foglie gialle di piccoli pioppi sottili che tremolano. Intravede ancora la capigliatura di lei. E’ la chioma fulva di un basso rovero.

Ora la raggiunge davvero. Vederla alzarsi, tendergli le braccia. Un trasvolare di un mantello bianco, d’un mantello rosso in una raggiera di luce ( il cavallo è bianco; il mantello di San Martino è rosso, l’Estate lucente ); un attimo… e il santo l’ebbe tolta in sella.

E con lei fra le braccia, e sopra il mantello rosso a spiche di grano d’oro, entrano dritti, dritti nel Paradiso del Sole.

La cosa andò così, proprio così.

Non per altro, ieri, San Martino fu nuvolo e brutto tutta la giornata, signorina!

Non le sembra che si potrebbe sviluppare lo spunto della mia leggenda, con, per esempio, dei miracoli che il santo è costretto di fare per via, e lo fanno tardare. Con dei miracoli che siano in relazione stretta con la stagione autunnale, con la preparazione delle conserve e del vino. Bisognerebbe farne una ballata; non so se in prosa o in poesia. Le belle illustrazioni che ci starebbero!

Per la storia che le ho raccontato, mi dovrà dare uno, due, quattro! dadi di zucchero di più per la riserva da mettersi sul piattello della tazza di tè di sabato.

Ebbi in questi giorni un muso lungo due palmi per il tempo che stronca i miei lavori; e anziché volare un’oretta a Torino, m’inchiodai qui.

Come sta? Come sta??

( Nole Canavese, 22 novembre 1913 )

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...