Minacce

E’ da un po’ di tempo ormai che quando passo davanti allo specchio minaccio di tagliarmi la gola, a volte lo faccio con un’ attenzione scrupolosa: mi guardo fisso negli occhi e sfrego il dito indice subito sotto il mento, altre è un gesto veloce come se segnassi una virgola di demarcazione tra la testa e il resto del corpo.

Non saprei quantificare il numero delle minacce durante il corso della giornata.

Le minacce si alternano all’ossessiva tendenza di tenere la batteria del telefono al 77%

Ricaricare il telefono al 100%, utilizzarlo fino al 77%.

77, un numero dal fascino indiscusso, come il viso della Monroe, come gli occhi dei Tuareg, come un giardino inglese.

77 non è 56, come potrei rispondere a una chiamata se il telefono è al 56%

77 non è 30, quando arriva al 30% sono in balia dell’attesa di poterlo ricaricare.

77 non è 15, segnalato da una gigantesca batteria rossa lampeggiante.

Dal 15 al 5% l’attesa diventa angoscia, non si contano le foto scattate alle pareti bianche, alle dita, all’armadio, a quel che resta di quel 10%

5, bene, è finita, possiamo ricominciare.

Chissà come è potuto accadere che mi abbiano dato dell’interessante, della persona con cui ridere e confidarsi, del mi fai sesso, del sei una persona bellissima, una vera amica, se alla fine sono una che passa la sua esistenza a minacciarsi al 77%

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