La tua signora

Non metto più la data ai giorni

si prendono quello che vogliono da soli

Tu sei da qualche altra parte della città

forse baci la signora sposata

mentre io muoio di freddo alla fermata.

A nulla valgono i collant di mia madre che indosso sotto i jeans!

Se mi dovessi spogliare davanti ai tuoi occhi mi vergognerei

ma non mi vergognerei davanti al marito della tua signora.

Chissà come si chiama!?

Penso a un Francesco, di Francesco ce n’è stato solo uno, l’anno scorso.

Si è fatto sentire prima della fine dell’anno, voleva vedermi a Firenze.

Troppe F ho risposto, sarà per un’altra volta.

No, non si chiama Francesco, si chiama Leonardo

Io davanti a Leonardo ora mi spoglierei.

Gli racconterei di te che stai con sua moglie, gli farei vedere i collant smagliati di mia madre, gli direi di non arrabbiarsi, gli spiegherei che è meglio piangere piuttosto che urlare.

Resteremo seduti sul bordo del letto

vicini, in mutande, zitti zitti, a disegnare con la punta dei piedi

sui vetri appannati, cuori, campane, saette

e il tempo maledetto che ci rimane.

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