Pasticcino

Lui ha i capelli nero corvino, folti, soffici

che quando ci affondo le mani, queste scompaiono

come le mani della contadina col seme di grano

della giardiniera col bulbo del narciso.

Lo faccio per ore, mentre lui sfinito dice che gli brucia lo stomaco.

Me lo concede, non so perché

Lui ha gli occhi cattivi dei lupi, gli occhi scuri, li sgrana miliardi di volte al giorno

ma non quando è con me

Dice che quando è con me riesce a dormire, si stringe da una parte e io seguo le linee del corpo, studio gli incroci delle ossa coi muscoli, il profumo della nuca, i fianchi stretti.

Lui ha le labbra morbide, morbide, morbide così morbide che son così morbide che così morbide non ne fanno più, e quando sorride si vede tutta la sua pazzia

ma questo non gliel’ho detto mai

Ha tante case, tutte col riscaldamento a 30° che quasi non si respira e mentre dorme lo immagino sopra un vassoio dorato esposto in un frigo gelato come una torta al biscotto, un cannolo al cioccolato, come un piccolo bignè sconsolato.

E la notte sogno di mangiarmelo tutto intero, la notte gli accarezzo i capelli e sogno di poggiarlo sulla lingua, di addentarlo piano, sogno l’esplosione della crema sul palato.

Quando non ci sei io penso che tu non esista, se mi scrivi esisti a metà, se ti incontro esisti tutto, se non ci sei allora non ci sei mai stato

Lui dice che queste sono cose da matta, dice che sono matta, che devo smettere di pensarle, che ci sono dei motivi se va via, i motivi sono seri, dice che sono seri.

Così ho imparato che quando dice seri devo fare lo sguardo adulto, gonfio la mascella, abbasso le sopracciglia, allargo le narici e respiro forte.

Allora cambia discorso, scherza, ti ricordi quella volta che…

No non ricordo quasi niente, ricordo solo che tu sei sempre stato una canaglia come ora.

Ti ricordi quando ci siamo incontrati in quel bar?

Si, questo me lo ricordo, ma che ci facevo io là? Ti ricordi, sei sbucato dietro le spalle dello sconosciuto e ci siamo ritrovati così vicini che quasi ci baciavamo. Che bella quella mattina, era inverno come ora. Ricordi che voglia che ci prese? Ma chi poteva immaginare, ci siamo desiderati in silenzio per 13 anni. Che assurdità!

Lui di me sa poco, io di lui so quello che mi racconta, una scarna verità agitata.

Non raccontarmi tutto, mi piace far finta che vada tutto bene, mi piace immaginare che esisterai sempre, che te ne andrai e ritornerai.

Se mi sposo mi regali l’abito?

No, perché mai dovresti sposarti tu?

Perché sono una donna all’antica

Smettila matta, tu non ti sposi. Vuoi fare una vacanza con me?

Dove?

Dove vuoi tu

E ti posso accarezzare i capelli?

Si

Ti posso accarezzare i capelli se mi sposo?

No

Allora non mi sposo

Allora matta, vuoi venire in vacanza con me?

Si

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